vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Caltignaga appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Oratorio di San Salvatore (Sec. X-XI)

Nome Descrizione
Indirizzo Via Giulio Cesare (c/o cimitero)
Telefono 0321.652114 (Comune di Caltignaga)
Apertura Apertura al pubblico
Richiesta presso l'Ufficio Tecnico Comunale
Tariffe Gratuito
Pubblicazioni F.Portalupi: San Salvatore di Caltignaga;
G.C.Antenna F.Portalupi:
Santa Maria di Linduno;
Bertone Johannes de Campo: Settia Pievi e cappelle nella dinamica del popoplamentoo rurale;
P.Toesca: La pittura e la miniatura in Lombardia dai più antichi monumenti alla metà del quattrocento;
A.Viotti: Il consorzio dei poveri di San Vittore di Intra;
Verzone: L'architettura romanica nel novarese
L'organizzazione pievana nella diocesi di Novara risale all'età Carolingia e culmina con gli episcopati franchi del IX secolo, quando l'episcopato novarese decide di dare alla diocesi un assetto durevole attraverso una ristrutturazione dei territori rurali istituendo e mantenendo su nuove basi la complessa rete di chiese battesimali capaci di inquadrare con sicurezza i fedeli e le campagne su cui essi dimorarono.
Lo scopo fu quello di far convergere le popolazioni contadine in precisi centri di culto, ormai denominati "plebes" o pievi, ove esse potessero non solo ricevere il sacramento battesimale, ma in generale tutti i "numera spiritualia" necessari per la salvezza dell'anima.
Il pievano di Dulzago guidava l'attività religiosa dei sacerdoti che officiavano le chiese dipendenti ed era responsabile della pastorale del territorio, giacchè alla sua chiesa erano obbligati ad intervenire tutti i fedeli della pieve per la celebrazione degli scrutini avanti Pasqua e la Pentecoste, prima che si procedesse all'amministrazione del Battesimo ai bambini. L'assetto del territorio pievano di Dulzago agli inizi dell'XI secolo era delimitato a levante dal Ticino, a mezzogiorno dalla pieve di Novara e ad occidente da quella di Proh. Dal liber Extimi Cleri Civitatis Novarie et Episcopatus della metà del trecento, si apprende che la pieve di Dulzago comprendeva le chiese di San Salvatore, Santa Maria e San Lupo di Caltignaga, la chiesa di San Nazzaro e Celso di Sologno e quella di San Lorenzo di Alzate oltre che naturalmente l'ecclesia plebis et baptisterium Sancti Johannis Baptiste di Dulzago. A queste vanno aggiunte, come si può desumere da un testimoniale del XII secolo, la chiesa di San Giulio della Badia, la chiesa di Santa Maria di Linduno e le chiese di San Quirico e San Vito di Cavagliano.
Nell'XI secolo il centro di Dulzago attraeva ancora la popolazione del territorio circostante, ma giacchè era in crisi la società dei liberi proprietari terrieri, era destinato ad una sicura decadenza. Al contrario la famiglia del "miles Guglielmo da Caltignaga", che nel 1022 aveva partecipato ad un placito del Conte di Pomello, raggiunse la più alta dignità feudale tra i vassalli episcopali, vale a dire ottenne la concessione del feudo capitanale di pieve con l'obbligo di svolgere nell'esercito del Vescovo la funzione di gonfaloniere, cambiando forse per questo il cognome "da Caltignaga" con quello di "Gonfalonieri" durante l'episcopato del Vescovo Wiberto (1302-1339). Alla fine del XII secolo i gonfalonieri oltre a possedere terreni già tenuti dagli antenati nei luoghi di Caltignaga, Oleggio, Galnago e Casalvolone, estendevano i loro possedimenti a Dulzago, Momo e Suno. Va anche ricordato che Airaldo Gonfalonieri, detto Guaracco, divenne preposito della canonica regolare riformata di Santa Croce di Mortasa dal 1089 al 1099 e l'anno successivo Vescovo di Genova e la sua influenza determinò lo sviluppo delle comunità dei canonici regolari presso la Chiesa di San Michele di Cameri e San Giulio di Dulzago.
Dalle "consignationes beneficiorum Diocesis Novariensis factae anno 1347 tempore reverendi domini Guilielmi Episcopi" risulta che la famiglia Gonfalonieri aveva ancora dei possedimenti a Caltignaga e manteneva il diritto di nomina del preposto e di due chierici della chiesa di San Salvatore, anche se la sua potenza politica ed economica era molto ridotta a differenza della famiglia novarese dei Caccia che a quell'epoca possedeva a Caltignaga oltre una grande quantità di terreni, il castello ed il tutorato di San Lupo.

Allegati