vai al contenuto. vai al menu principale.

Il comune di Caltignaga appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Ex Chiesa Romanica di San Lupo (Sec. IX)

Nome Descrizione
Indirizzo Via Giulio Cesare - Recinto Castello
Apertura Privato, visibile solo dall'esterno
Pubblicazioni Bibliografia: BSSS/78, 76-78,229; BSSS/79,86; VP(1590) t.10f.71;
Novara Sacra Verzone; Magni; Bracco 1970.
a chiesa di San Lupo, ora usata come laboratorio artigiano, è all'estremità S-O del paese, allineata ad un tratto di muro dell'antico castello. Ad aula unica, perfettamente orientata, è stretta da superfetazioni a Nord e a Sus-Est.
Si presenta come un edificio del sec. XVIII con avanzi protoromantici e romanici nel lato Sud, nel campanile e nel lato Nord.
La località già sede di un insediamento romano, è documentata nel 958 ed è abitata da una famiglia denominata De Caltignaga, vivente legge gundobada. Il castello è documentato nel 1014 mentre una chiesa di San Lupo è menzionata come proprietaria di beni in Caltignaga a partire dal 1074. Nessun dubbio che la citazione riguardi questa fondazione, l'unica nel novarese con tale dedicazione.
Frutto di due distinti campagne costruttive; la parte inferiore che è da considerare come la più antica, è attribuibile alla fine del sec. X mentre la successiva sopraelevazione è avvenuta tra la fine del sec. XI e l'inizio del Xii. Documentazioni precise su più tardi interventi si hanno a partire dal 1590.
Conservava a quella data un'abside ad emiciclo percorsa da crepe profonde. A destra, presso la facciata, era una cappella ottenuta in sfondamento di muro, dedicata a San Giuseppe. La copertura era un tetto a vista, fatto di coppi e di embrici. Non era isolata: a Nord si trovava il cimitero e a Sud-Est una piccola sacrestia e la casa parrocchiale. Il campanile era integro. Non subì ulteriori importanti modifiche fin verso il 1661 allorchè si registrano interventi di restauro; venne coperta di volte la navata centrale e fu rimosso l'antico cimitero.
Solo più tardi, fra il 1696 ed il 1710, la fabbrica assunse l'aspetto ancora oggi visibile; l'antica abside fu sostituita da un breve coro a pianta rettangolare, si decorò l'interno con cornici a stucco, furono fatti l'altare e la facciata, lavori tutti promossi dai beneficiari Pio de Ravizza e da suo fratello Sigismondo, arciprete di S.Maria della Scala a Milano. L'arcipretura di S.Lupo, soggetta ai feudatari del castello, venne soppressa nel 1780 con una bolla di Pio VI e i beni vennero devoluti alla Congregazione degli Oblati; in seguito fu probabilmente confiscata sotto il regime napoleonico e venduta a privati.
L'edificio appare oggi molto più compromesso di quanto lo vide il Verzone al tempo del suo studio; nella fattispecie l'apertura di ampia vetrata nel lato Sud ha sventrato la parete distruggendo anche una piccola monofora già segnalata e riprodotta dallo studioso. Su questo fianco rimangono nondimeno alcuni segni della prima fase costruttiva. La muratura infatti, fino ad una certa quota, si presenta con caratteristiche di antichità; è formata di frammenti di mattoni di recupero rozzamente sbozzati, misti a rari ciottoli, allineati con approssimazione in corsi orizzontali, legati da abbondante malta.
Tale apparecchio continua anche alla base del campanile che le aderisce verso Est, e si interrompe più o meno al livello di quattro ampie monofore centinate, chiaramente appartenenti ad una seconda tornata di lavori. Fra la terza di queste finestre, sostituita da un'apertura barocca, e la quarta, rimangono, come elementi decorativi della prima costruzione, una coppia di archetti pensili, una lesena e un altro archetto interroto, apparecchiati essi pure con cotto rozzo di recupero, messo di costa a raggera.
Superiormente la parete continua con tecnica completamente diversa e molto più evolute partizioni.
Su un muro regolare di mattoni ben disposti orizzontalmente, legati da spesse commessure di malta si sviluppava in origine un ordine di quattro monofore centinate, ora tamponate.
Il Verzone le vide ancora aperte e le descrisse "ampie, alte, a doppia strombatura, centinate ed eseguite con una certa cura con alcuni grossi mattoni messi di piatto nelle spelle". In questa porzione compare saltuariamente l'uso di frammenti di tegole disposti a spina-pesce e anche ciottoli annegati in un fondo di malta segnata dalla cazzuola.
Una cornice continua di archetti pensili, sormontati da pochi corsi di mattoni, fa da coronamento. La fattura è molto accurata e il materiale appare ben scelto: gli archetti sono apparecchiati con pezzi di cotto smussato disposto in curva intorno ad un semicerchio pure in cotto; poggiato su una mensolina in laterizio a piramide rovesciata. Un mattone triangolare s'incunea regolarmente fra arco e arco.
La parte orientale è andata completamente distrutta: rimane la controfacciata Ovest in cui il Verzone potè vedere l'attacco della originaria, bassa abside.

Allegati