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Il comune di Caltignaga appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Castello di Morghengo (Sec. X - XI)

Nome Descrizione
Indirizzo Strada Provinciale n.101 di Morghengo
Telefono 0321.652114 (Comune)
Apertura Privato, visibile solo dall'esterno
Pubblicazioni 1. Archivio della Fam.Brusati raccolti da Maria Giovanna Virgili; 2. Annales Mediolanenses Maiores; 3. Edifici di Culto, la Painura di Gavazzoli Tomea;
4. Repertorio di Antivhità di Cassani L.; 5. Il Monachesimo Clinicenze Femminile di Andenna G.; 6. Novara e la sua iocesi di Baroni C.; 7. Liber Gestrorum di Azzari ; Feudi Camerali di A.S.N. Fondo Museo
immagine ingrandita Castello di Morghengo - Particolari Decori e Graffiti (apre in nuova finestra) I sedimina e le domus esistenti nel paese sono unità complesse, con cantine, solai, sale, camere (talvolta caminate ossia fornite di camino), edifici rustici, cortile, aia, orto, pozzo: anche se possiamo pensare che ai Brusati competesse una buona parte degli edifici, parrebbe che il paese fosse allora più vasto di quanto non sia oggi.
Sappiamo anche che vi erano almeno due mulini, alimentati dalle relative rogge, un forno (che essendo de supra fa pensare anche ad uno de subtus) ; un molandinus cum resiga ossia una segheria alimentata ad acqua; almeno due chiese, di S. Giacomo e di S. Martino: questa era di patronato dei Brusati e ne conservava anche le tombe. Il tutto era racchiuso in un cerchio di mura (se l'espressione in terra murata non va intesa restrittivamente riferita al solo castello), in cui si apriva la porta Bruxatorum ed era lambito dal fossatum ville.
Era un piccolo mondo operoso, che sfruttava il suolo, non particolarmente fertile nonostante le numerose rogge che lo solcavano e che ha conservato la sua fisionomia attraverso i secoli, così che ancor oggi non occorre lavorare molto di fantasia per vederlo come doveva essere 500 anni fa.
Dai documenti dell'archivio della nobile famiglia Brusati, dei secoli XV-XVII, emerge il ritratto di questo paese, posto al limite della pianura novarese verso nord, là dove cominciano le prime ondulazioni a vocazione viticola che da S. Bernardino e Proh salgono, solcate dalle valli della Strona e dell'Agogna, ai vigneti di Fara, Sizzano, Gemme. Ancor oggi il piccolo abitato si stringe intorno al castello, restaurato forse un po' troppo disinvoltamente, ma tuttavia capace di rivelare ad una osservazione attenta la disposizione originale degli edifici, delle porte, della cinta murata, del fossato.
Del resto già nel secolo XV si parla di guastum in terra murata, e di una domus in rocheta cum fundamentis torrionis cui coheret a monte fossatum, a testimoniare che le lotte con Milano prima e tra le fazioni cittadine novaresi poi non erano passate anche qui senza lasciare il segno.
Alcune abitazioni dovevano essere sorte dunque entro le mura del castello stesso: case civili (domus), murate et copate, ossia con muri di mattoni e coperte da tegole, ed edifici rustici, coperti di paglia (paleatis): altre invece formavano la villa o terra o locus di Morghengo; altre ancora cassine o casoni erano sparse nella campagna, pertinenti ad un prato, ad un campo, ad un prato con vigneto, ed anche a questi erano annessi altri edifici ad uso di magazzino, fienile, cantina: non risultano invece stalle, benché la notevole estensione di prati lasci supporre la presenza di una certa quantità di bestiame.La prima notizia del castello ci presenta infatti il violento tumulto della guerra d'assedio: nel giugno 1156 le truppe milanesi, desiderose di vendetta contro i novaresi, che, due anni prima, alleati con il Barbarossa, avevano distrutto l'importante fortezza di Momo, roccaforte dei Lombardi, posero le loro tende attorno al centro abitato di Morghengo e si prepararono ad assalire la fortificazione.
Molti assedianti si lanciarono alla conquista del castello scendendo di corsa entro il fossato, che allora era asciutto, ma furono uccisi dai difensori. Il numero ed il coraggio dei Lombardi ebbe tuttavia ragione della pur valida difesa e la fortezza fu conquistata con la violenza: "allora si arresero anche terre circostanti di Momo, Mosezzo e Fara".Morghengo era dunque al centro di un sistema di fortificazioni del Comune di Novara ed era considerato tra i castelli più sicuri della zona. L'insediamento umano era di certo antichissimo, anche se le fonti iscritte non risalgono oltre il XII secolo: di recente Laura Gavazzoli Tomea ha studiato San Martino, la chiesa parrocchiale del paese, ed ha descritto elementi architettonici protoromantici tra i più antichi del novarese, sicuramente riferibile alla fine del X secolo. Inoltre nel muro meridionale della stessa chiesa è inserito un sarcofago di granito e dal medesimo edificio proviene un cippo votivo con dedicazione ad Ercole, ora conservato a Novara.
In età comunale esisteva anche un'altra chiesa, dedicata a San Giacomo, la quale fu donata dalla famiglia Pazardo nel 1189 al monastero femminile cluniacense di San Pietro di Cavaglio. Al medesimo cenobio il 6 marzo 1204 il figlio di Giovanni Gore, Martino da Morghengo, alienò per 4 lire e 13 soldi imperiali la sua intera proprietà immobiliare nel castello e nel villaggio della località. Il giovane venditore, che agiva tramite un curatore nominato dal vescovo, dichiarò che la cessione era fatta, poiché egli non aveva denaro liquido per sanare i debiti lasciatigli dal padre, appena morto. Entro la fortezza avevano probabilmente beni, già all'inizio del Duecento, i fratelli Gregorio e Guido Brusati, ricordati il 17 settembre 1201 perché proprietari di terre a Morghengo.

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