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Il comune di Caltignaga appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Novara

Acquedotto Romano - I "Murajon dal Boia"

Nome Descrizione
Indirizzo Strada Statale 229 (Novara-Omegna)
Apertura Area Aperta
Tariffe Gratuito
Pubblicazioni F.Pezza Romanità e attualità della Sempione-Genova per Novara-Mortara-Tortona
Bascapeè: Novara seu de ecclesia Novariensis;
Cantalupi: L'igiene delle città;
Scarzello: Il museo lapidario della canonica di Novara;
Morbio: Storia della città e diocesi di Novara;
Rusconi: Compendio di storia novarese;
Bianchini: Lo spigolatore novarese 1837;
Ravizza: Novara sacra;
Dionisotti: La Vallesesia ed il comune di Romagnano;
Giovanetti: Le risaie;
Gallarati: Antiqua Novariensium monumenta collecta;
Cassani: Note archeologiche;
Barocelli: Regione XI, Transpadana. Novara costruzioni romane in notizie e scavi.
A circa sette chilometri da Novara sulla statale N. 229 (antica via settimia) che porta verso il lago d'Orta e l'Ossola, di poco sopra la frazione Isarno, sono tuttora visibili le vestigia dell'acquedotto romano che trasportava l'acqua alla città di Novara nell'epoca romana e che il Bascapè, che lo vide ai suoi tempi, ci ha così descritto: "Minime igitur mirum, si etiam acqueductum urbs haec habuit, cum ad usum balneorum acqua precipue apud antiquos duceretur. Acqueductus non in arcubus, se in pleno et solido pariete costituti vestigia adhuc manent in via Caltiniacae: quo antequam pervenias, acqueductum flecti, et duci ad flumen Aconiam animadvertes, in quo flumine fragmenta acquaeductus extare videntur adhuc nonnulla malora vero extitisse superioribus annis nobis relatum est". A lui tutti gli storici novaresi hanno fatto riferimento.
La sue tracce si scorgono facilmente osservando i due attuali canali esistenti a lato della strada, le acque dei quali scorrono sotto le fondazioni dell'acquedotto stesso; queste infatti per la loro solidità vennero lasciate in sito con funzione di ponte, e, analogamente, a circa venticinque metri verso levante, là dove l'acquedotto piega verso Novara, si può osservare che le acque del canale Maioni scorrono al di sotto di esse.
Particolarmente interessante poi per il nostro studio è quel rialzo a mo' di confine, che si stacca dalla strada, coperto generalmente da arbusti e da erbe, e va verso l'Agogna affiancato a sud dal canale Maioni suddetto: "esso non è di terra come a tutta prima può sembrare, vedendolo dalla strada, ma un vero e proprio muro costituito da ciottoli di fiume legati con calce, dalla larghezza di circa 190 cm."

La localizzazione di questo primo e prezioso ritrovamento è venuta a vivificare le nostre speranze, dando impulso ad ulteriori approfondite ricerche in quelle vicinanze, che mettemmo subito in atto, impostandole in tre tempi: studi sulla muratura rimastaci, con particolare riferimento all'alveo, su pendenza e portata; provenienza dell'acqua e riferimenti storici; localizzazione del percorso tenuto dall'acquedotto verso l'Agogna e suo stato di conservazione.
Negli accertamenti reperiti il 28 giugno 1964 su un tratto dei resti dell'acquedotto, che si trovano a monte del canale Maioni, a 103 metri verso ovest della strada Isarno-Molino di Isarno per conoscere le parti murarie interne, abbiamo rilevato che l'alveo vero e proprio è stato costruito sopra un muro di base formato da ciottoli legati con calce idraulica della larghezza di cm 190 circa.
Sul piano superiore, poi, venne steso un alto strato di calce per adagiarvi due "lateres sesquipedales" attestate delle dimensioni di cm. 44 X 31 X 7 cadauna e costruirvi le sponde dello spessore di cm. 50 formate dai soliti ciottoli e calce, per un altezza di cm. 60.
Internamente l'alveo ci ha dato alla base una larghezza di cm. 75, larghezza molto dubbia perché la sponda destra si è presentata inclinata e spostata: la lunghezza di cm. 88 dei lateres attestati raffrontata con la base dà una differenza in più, ma abbiamo constatato che essa veniva eliminata nascondendola sotto le sponde, dimodochè i lateres sono tutti interi e non spezzati.
I "lateres" che fanno da platea e le sponde di ciottoli risultano intonacati con calce di vario spessore: questo si nota specialmente verso il fondo e negli angoli, in cui lo spessore è maggiore che nelle altre parti; evidentemente per evitare attrito, dare maggior uniformità alla velocità dell'acqua e impedire la costituzione di eventuali depositi di impurità. Questa finitura recava all'alveo maggior impermeabilità e conseguente potabilità dell'acqua.
Nel secondo accertamento eseguito il 4 luglio 1964 a 20 metri ad est sempre della stessa strada del Molino per una controprova ai fini di ottenere l'esatta distanza delle sponde e conseguente larghezza dell'alveo, abbiamo riscontrato che l'acquedotto era in perfetto stato di conservazione, ma presentava una sorpresa: l'alveo fu riempito in tempi posteriori da ciottoli legati con calce contenente molta sabbia, il cui colore era di un bianco alquanto sporco nei confronti della calce e dell'intonacatura di bianco spumoso posta sulle sponde e parti murarie dell'acquedotto; essa era di poca resistenza, tantochè si è potuto togliere quella massa aggiuntiva senza danneggiare l'originale.

Dalle misurazioni che riteniamo definitive, abbiamo le seguenti dimensioni:

altezza delle sponde terminanti con alto strato di calce: cm. 65.

Esse presentandosi senza alcun accenno di curvatura di volta, ci suggeriscono che l'alveo verosimilmente era chiuso con una copertura di lastre di pietra.

larghezza delle sponde alla bocca compresa l'intonacatura; cm. 51
larghezza dell'alveo alla bocca; cm. 63; a 20 cm. più sotto cm. 62; alla platea, la quale risulta formata dai soliti lateres, disposte come sopra: cm.60.

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